De Magistris: "In nazionale ci vanno i migliori e non c'è età che tenga"
Pubblicato il 11 Ago 2126 06:59
Gianni De Magistris, indiscusso fuoriclasse della pallanuoto italiana ed internazionale, si concede ai microfoni di Waterpolo People per un'interessante chiacchierata che offre una panoramica dettagliata del movimento pallanuotistico italiano e delle problematiche che lo attanagliano in un frangente storico decisamente complicato.
Sulla variazione della formula del campionato come ulteriore incentivo alla competitività: "Il torneo più bello è quello con il girone all'italiana nel quale chi arriva primo vince. La Final Four può essere accettabile, non mi torna però che debba finire prima, dovrebbe anzi durare più a lungo. Il nostro è uno sport estivo: credo che con finali importanti le piscine sarebbero piene in quel periodo. Bisogna rilanciare il campionato in Italia perché anche se vinci con il Settebello sul suolo nazionale nessuno ti segue. L'Ungheria, davanti a una crisi generazionale, ha saputo estraniarsi per tre/quattro anni dalle competizioni internazionali per rifondare i vivai e rivalutare l'intero movimento nazionale".
Il livello della Serie A1 maschile, categoria di riferimento di un intero movimento: "Ho visto in piscina Rari Nantes Florentia-Circolo Canottieri Napoli. Evito di fare commenti. Se nomino i giocatori che in passato mi sono transitati davanti agli occhi potrei impiegarci tre giorni. La Pro Recco non perderà mai una partita contro pronostico. Se fossi un presidente io eviterei di spendere, non esiste in Italia la cultura dell'avversario forte, basta vincere. Il torneo non è livellato e il livello è molto basso. Se non c'è lotta non c'è motivo di interesse che può spingere a seguire l'evento".
Sul percorso di formazione degli atleti nelle nazionali giovanili: "Non esprimo giudizi in particolare, non conosco gli allenatori. Posso però dire che c'è più gente con la divisa Italia che con i costumi. Una volta esistevano solo la nazionale Juniores e la maggiore: a mio avviso esiste una frammentazione eccessiva, anche perché se un giocatore è bravo alla lunga viene fuori. La mancanza di cultura sportiva riguarda pure le istituzioni natatorie che fanno ben poco per la promozione di questo sport".
Il percorso del Settebello tra giocatori esperti e giovani da inserire: "Parto dal presupposto che in nazionale ci vanno i migliori e non c'è età che tenga al riguardo. Non vedo il problema. Ho partecipato alla prima Olimpiade nel 1968, a soli diciassette anni, e mi sono guadagnato il posto con giocatori di assoluto livello presenti nella rosa. Il rinnovamento lo attui inserendo quelli bravi, non è un processo che deve avvenire per partito preso. Non lascerei mai fuori giocatori che ancora oggi riescono ad esprimersi su standard più elevati di chi gioca attualmente".