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Editoriale

Postiglione: "Investire maggiormente sui giovani: arrivano tardi in Nazionale. Bisogna fare scelte importanti"

  Pubblicato il 09 Ago 2126  10:31
Il 9 agosto non potrà mai essere una data come le altre per la pallanuoto italiana. Sono trascorsi trentaquattro anni da quando il leggendario Settebello allenato da Rudic ha trionfato nella finale olimpica contro la Spagna padrona di casa. A distanza di tempo il momento storico è decisamente diverso, si avverte il bisogno di invertire trend che non sono più positivi per tornare ai fasti di un tempo e garantire un futuro ad uno sport che tante soddisfazioni ha riservato all'Italia. Ne abbiamo parlato con Francesco Postiglione, opinionista di Rai Sport e Waterpolo Channel.
 
In che modo le possibili novità relative alla struttura del prossimo campionato possono contribuire a rendere più accattivante l'interesse verso il torneo?
Ormai da diversi anni, forse negli ultimi venti, si sta un po' cercando di trovare una formula che possa magari essere più coinvolgente e più accattivante. È chiaro che se si passa nuovamente alla Final Four è per cercare anche di far terminare il campionato nel più breve tempo possibile, in considerazione dell'imminente rassegna iridata che si anticipa rispetto al solito e quindi per consentire alla nazionale di poter avere quelle settimane necessarie per prepararsi al meglio al Mondiale. Detto questo, è chiaro che il campionato vive da anni di una lotta al vertice, una lotta magari al centro classifica, una lotta per salvarsi e questo penso che, al di là della formula che venga utilizzata, rimanga, perché i pesi comunque sono questi oramai da anni ed è un trend che oramai viene mantenuto quasi costante e non credo che il cambio della formula possa cambiare un po' la situazione del campionato.
 
Come l'ultima campagna acquisti può modificare il fascino di un torneo che sembra trovare il suo interesse principale dalla terza posizione in giù?
Le campagne acquisti sicuramente, da quel che si è visto finora, hanno portato a rinforzare la formazione Campione d'Italia. Le altre sembrerebbero, chi più chi meno, chi fa un passo avanti, chi qualcuno, magari di stabilità o di stasi, più che di stabilità. Sembrerebbe essere un campionato che si presenta ai nastri di partenza con la solita favorita Recco, ad inseguire un Brescia che comunque fa della propria identità e della propria formazione dei giocatori, soprattutto fatti in casa, con qualche ritocco. Il Trieste sicuramente molto mobile, molto attivo sul mercato. Savona che anche lei cerca, pur con diverse partenze, di rimanere ai vertici con l'innesto dei giovani. I campionati, oramai anche in diverse nazioni, vedono protagonista quasi sempre una formazione e questo succede in Grecia, in Croazia, in Ungheria. Quindi un po' in tutta Europa stiamo attraversando un momento storico nel quale c'è l'egemonia di un club rispetto alle altre e questo certamente va un po' a discapito di un campionato che non è più così tanto accattivante com'era magari negli anni duemila, dove ogni anno ai nastri di partenza c'erano due barra tre, anche quattro squadre che potevano arrivare a vincere lo scudetto con partite di semifinale di play-off e di finale di play-off, quasi sempre tutte quante al meglio delle cinque sfide.
 
Che tipo di valutazione possiamo esprimere sul percorso formativo intrapreso dai giovani azzurri nelle diverse rappresentative di categoria e quali sono le principali differenze con le altre nazioni?
Dobbiamo partire dal fatto che stiamo un po' vivendo certamente una crisi generazionale di atleti che magari, a differenza degli anni passati, per appassionarsi davvero allo sport e soprattutto avere quella passione grazie a cui antepongono lo sport avanti a tutto, è diventato veramente una merce rara. Fatta questa premessa, è chiaro che nelle giovanili e quindi nella formazione degli atleti, probabilmente dovremmo fare qualcosa in più. Dovremmo investire con progetti, del resto, appunto le altre nazioni hanno forse dei format nei quali riescono a generare atleti che poi possono piano piano, sin da subito e sin da un'età prettamente più giovane, già dai diciassette, diciott'anni, entrare anche a far parte di una rosa della squadra nazionale, mentre forse da noi arrivano un po' più tardi, tra i 22 e i 23. Dovremmo allora cercare di investire di più e di far qualcosa in più con qualche progetto per consentire di anticipare l'entrata di un giovane che possa essere già pronto e strutturato qualitativamente per poter, tra virgolette, insidiare quelli un po' più anziani. Le altre nazioni, basti guardare la Spagna, ecco, che ha un sistema straordinario, del resto non è solo nella pallanuoto che vince, ma anche negli altri sport, con il CAR. Ecco, dedicare davvero tanto tempo, tante ore alla formazione, gli anni poi decisivi che partono già dai 14, dai 15 anni, fino ai 18. Sono anni talmente importanti dove anche se ne perde uno poi diventa difficile recuperare. Quindi il modello spagnolo è stato un modello vincente. Certamente tutto il compartimento balcanico, quindi Serbia, Croazia e Montenegro, da sempre esprime una grande qualità. Parlando un po' anche con qualche allenatore, dedicano davvero molti raduni, quindi stanno anche molto tempo insieme. Parliamo quindi di uno di quei progetti nei quali più si sta insieme e più si lavora, si fanno doppi allenamenti e si cerca ovviamente di dare un monte ore nei momenti determinanti, soprattutto nell'apprendimento dei fondamentali e poi anche ovviamente della tattica, gli ungheresi pure non sono da meno e quindi è chiaro che questa è la situazione.

Quanto diventa importante, in vista di un'annata cruciale in ottica olimpica, far sì che il Settebello possa riuscire a coniugare l'entusiasmo trascinante dei giovani con l'esperienza di giocatori navigati che possono rivelarsi decisivi nei momenti chiave?
Certamente è importante e fondamentale che chi era giovane, diciamo qualche anno fa, ora diventi senatore, e leader carismatico che possa prendere in mano un po' la squadra nei momenti importanti, nei momenti difficili, nei momenti topici quando bisogna assumersi la responsabilità. I nuovi giovani devono, diciamo tra virgolette, dimostrare personalità, carattere per meritare la fiducia del commissario tecnico e guadagnarsi anche minutaggio e possibilità con le partite, col monte partite, di poter trovare quell'esperienza da coniugare insieme alle vecchie chiocce. Sicuramente è un anno di transizione questo, dove già la World Cup e i Giochi del Mediterraneo daranno qualche indicazione. Però è chiaro, le indicazioni si avranno poi dai campionati e anche dalle squadre al completo, perché è chiaro che probabilmente i giovani vanno visti, ma andrebbero calati, non in una competizione dove magari le prime squadre fanno riposare i big, ma in un contesto dove ci siano, non dico squadre al completo, ma quasi, dove anche lì c'è ancora un metro di giudizio diverso, però direi che questo connubio diventa fondamentale nell'ottica dell'Olimpiade. Due anni sono veramente un batter di ciglia e quindi già dall'anno prossimo si inizierà con la qualificazione olimpica, prima l'Italia riesce a trovare il pass e prima si può iniziare già a porre le basi di un progetto che è nato già quattro anni fa, però ecco che è al giro di boa e quindi è, non dico il momento di tirare le somme, però di iniziare a fare delle scelte sicuramente importanti.